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A ogni età
il suo...

Lo spiluccatore

Non avremo la soddisfazione di vedergli fare un pasto completo ma non preoccupiamoci: nell'arco della giornata sa procurarsi tutta l'energia che gli serve. Come? Piluccando qua e là: un frutto, un panino, una merendina, le patatine, un gelato...
Il consiglio: impariamo a "far di conto"
Facciamo presente ai genitori che il vero problema oggi è l'ipernutrizione: non preoccupiamoci quindi troppo, nell'arco della giornata si procurerà tutta l'energia che gli serve. Teniamolo semplicemente d'occhio, facendogli trovare sempre la cosa giusta, anche fuori dei pasti.
A scuola suggeritegli di ricordarsi tutto quello che ha mangiato e di raccontarlo a casa. Lui prenderà coscienza e ai genitori sarà più facile proporre i cibi giusti per colmare eventuali carenze. A pranzo non mettetelo seduto vicino a un golosone, che altrimenti si mangerebbe tutti i suoi avanzi.
Il senso: il tatto
È lui? L'abbiamo riconosciuto? Allo spiluccatore serve saper apprezzare di più il poco, ma frequente contatto con il cibo. Il bambino che pilucca è un bambino tattile, gli piace sperimentare la consistenza variabile di ciò che mangia. Il tatto è il suo senso, collegato con quella parte del cervello legata alle emozioni e all'istinto. È quella parte che si sviluppa nella prima fase della vita, che gli permette, se la sua esperienza tattile è adeguata, di individuare la propria immagine corporea e quella del mondo che lo circonda. Ma oggi non si mangia più come una volta, con le mani, e quindi le sensazioni tattili cutanee non subiscono grandi stimolazioni quando si mangia. Eppure il tatto è il punto di partenza nell'educazione al gusto. Cominciare dagli acquisti è un modo per incuriosire i bambini ad avere un contatto con il cibo. Coinvolgiamoli a osservare il variopinto mondo dei consumi alimentari, le proposte dei supermercati, la provenienza dei diversi prodotti, la pubblicità. Proviamo a identificare con loro i prodotti di stagione.
A casa incoraggiamoli a curiosare in cucina, partecipando all'organizzazione del frigorifero, della dispensa, stimoliamoli a preparare insieme a noi qualche pietanza. Cucinare, oltre a migliorare le abilità manuali, permette di appropriarsi dei segreti legati alla complessa alchimia del cibo, a scomporre e a conoscere l'insieme dei diversi ingredienti.
Il gioco: l'oggetto misterioso
L'obiettivo è insegnargli a riconoscere utilizzando solo le mani, oggetti e materiali di varia natura. In casa c'è tutto quello che serve.
La prima cosa è una scatola di cartone, una scatola da scarpe va benissimo. Pratichiamo un foro del diametro sufficiente a permettere al bambino di introdurre una mano e poi copriamolo con un pezzo di stoffa in modo che non riesca a vedere l'oggetto che avremo nascosto all'interno.
Si può cominciare con utensili da cucina, articoli di cancelleria, pezzi di legno, plastica, sassi.
Invitiamo il bambino a toccare l'oggetto misterioso e a descrivere tutti i dati che si possono rilevare al tatto: forma, consistenza, grandezza, temperatura, e così via.
Poi lo stesso gioco potrete farlo con gli alimenti.