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Le radici di una sofferenza

L'adolescenza di oggi ha manifestazioni e processi interiori diversi da quelli di qualche decennio fa. E del resto è cambiata anche la società, la famiglia, lo stile educativo. Cambiamenti repentini e recenti, che fanno sì che i genitori e gli educatori restino disorientati, perché non riconoscono i problemi degli adolescenti e i modi con cui li esprimono e li affrontano.

C'√® un elemento comune a tutti questi cambiamenti: il passaggio da un sistema educativo etico-normativo, fondato sui doveri e sulle gerarchie, a uno affettivo-estetico, basato sulle relazioni e sulla bellezza. Certo, si tratta di una bellezza ad ampio spettro, che va oltre l'esteriorit√† (oggi di una persona in gamba si dice che √® "una bella persona"), ma che si somma alla richiesta pressante di essere belli, che arriva da un lato dallo sguardo altrui che oggi √® ovunque, a partire da Facebook con il suo "mi piace" che conferma l'apprezzamento guadagnato e tanto ambito, e dall'altro dal cambiamento fisico tanto forte in adolescenza. Un periodo della vita in cui, pi√Ļ che in ogni altro momento passato e futuro, il corpo parla e rappresenta la persona che lo veste; e che anche attraverso di esso √® accettata o rifiutata dal gruppo dei pari.

Il corpo dice chi sei e cosa pensi, e spesso fa trapelare desideri ed emozioni anche quando non si vorrebbero esternare.

Ecco dunque che l'estetica non √® pi√Ļ una faccenda superficiale, ma un linguaggio profondo, che per questo pu√≤ causare sofferenze intense, da prendere sul serio. Il pi√Ļ delle volte non √® possibile affrontare in famiglia un simile disagio; √® necessario l'intervento di persone esperte. √ą comunque importante relazionarsi con questi giovani sofferenti nel modo giusto: dai nostri psicologi qualche utile suggerimento in queste pagine.
Che fare?
Quando un genitore o un educatore ha a che fare con un adolescente che soffre perché si sente brutto, anche se è evidente che non lo è affatto, come può aiutarlo? Prima di tutto ascoltandolo.

Tenendo presente che sono figli di una nuova generazione e di una società diversa, la prima cosa da fare è ascoltare le loro sensazioni, senza giudicare e senza banalizzare. Sapendo che non si tratta di un fatto superficiale e che non è sufficiente rassicurarli dicendo loro che sono belli, che se solo si guardassero allo specchio se ne renderebbero conto.

Se si chiudono in loro stessi, probabilmente, è perché si vergognano e temono di deludere noi e i loro coetanei. Possiamo cercare di avvicinarli facendo capire loro che li comprendiamo, che ci siamo accorti che soffrono e che siamo disposti ad ascoltarli senza giudicarli. E poi, se il malessere è accettabile e non invade ogni momento e ogni ambito della loro vita, semplicemente aspettare. Altrimenti, quando ci sembra che il dolore sia insormontabile, rivolgerci a uno psicologo.