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A ogni età
il suo...

L'abitudinario

Mangia solo poche cose, è diffidente nei confronti del nuovo. è riflessivo, studia e pensa prima di ampliare il suo "parco ricette", va a periodi e si innamora di volta in volta di qualcosa, e allora ecco il piatto del momento.
Il consiglio: aiutiamolo ad aprirsi al nuovo
Bisogna trovare il modo di vincere la sua ritrosia, armandoci di tanta fantasia, costanza, pazienza e misura. Si sa già prima se mangerà o no e quindi se ci sarà bisogno di un intervento. A scuola, se il menu prevede cose che non ama va rispettato, incuriosito e mai forzato.
Come? Per esempio con un gioco.
Se sapete che nel menu del giorno è previsto un cibo che non mangia, non diteglielo.
Proponete però alla classe, ad esempio, di assaporare ciò che ci sarà nel piatto immaginando a quale altro alimento assomiglia di sapore, perché poi in classe giocherete a vedere chi si avvicina di più. Magari per non essere escluso dal gioco, assaggerà anche lui… Come? Armiamoci di tanta, tanta fantasia, costanza, pazienza e misura.
Il senso: il gusto
Il gusto è come l'olfatto: è un senso chimico, legato a cellule specializzate che sono capaci di registrare la presenza di determinate sostanze trasformando gli impulsi che ne derivano in impulsi nervosi. I sapori fondamentali che il gusto recepisce sono quattro: dolce, salato, amaro e acido.
La sensibilità della lingua ai sapori varia a seconda dei punti. La parte posteriore è più sensibile all'amaro, la punta al dolce, i margini e il centro all'acido e al salato. Fra i quattro sapori la sensazione di amaro è quella che viene avvertita in misura maggiore. Anche la temperatura influisce sul gusto. Fra 20° e 40°, la cosiddetta temperatura ambiente, i sapori si avvertono meglio. Mentre la sensibilità all'acido non è influenzata dalla temperatura, amaro e salato si percepiscono di più fra i 10° e i 22°, mentre la temperatura ottimale per il dolce è di 37°C.
Il gioco: che gusto è?
L'obiettivo è quello di stimolare il riconoscimento del gusto e quindi sviluppare nel bambino la curiosità necessaria a trovare il desiderio di variare più spesso i cibi di cui nutrirsi.
Un primo gioco potrebbe essere quello di aiutare il bambino a individuare preferenze di gusto fra i quattro primari: dolce, salato, acido, amaro. In base alla preferenza espressa il gioco può partire dall'associazione del gusto preferito agli alimenti nei quali quel gusto prevale. Oppure indovinare l'alimento o la bevanda aiutati dal gusto dando a ciascuno una prevalenza: il limone è acido, l'arancia è dolce, ma ci sono anche arance aspre.
Un altro gioco può coinvolgere il bambino nell'individuazione dei contrasti amaro-dolce, salato-insipido, oppure nell'usare, dosandole, miscele di gusto: per esempio si può partire da un succo di limone puro, quindi aggiungere acqua, poi zucchero in modeste quantità, e così via in modo che il bambino impari a percepire le differenze. Le stesse differenze si possono poi associare a uno stesso tipo di alimento. Per esempio, yogurt alla fragola di diverse marche possono aiutare: pur trattandosi dello stesso alimento, infatti, i componenti sono dosati in modo diverso.
Infine, perché non stilare una classifica in famiglia su: chi usa più sale, chi preferisce più olio, chi vorrebbe tutto con il burro, e così via.